Quotes from the Book

Every place is a goldmine. You have only to give yourself time, sit in a teahouse watching the passers-by, stand in a corner of the market, go for a haircut. You pick up a thread – a word, a meeting, a friend of a friend of someone you have just met – and soon the most insipid, most insignificant place becomes a mirror of the world, a window on life, a theatre of humanity.
La mobilità sociale ha aperto a tutti la possibilità di aspirare a qualsiasi cosa, ma con ciò nessuno è più "predestinato" a nulla. È forse per questo che la gente è sempre più disorientata e incerta sul senso della propria vita.
Vladimir conosceva la vita e aveva una visione chiara di come andava il mondo. Tutto quel che era buono, ordinato, bello, pulito per lui era «normal». La libertà di darsi da fare? «Normal.» Amare le donne? «Normal.» Quello che non era più «normal» era la Russia perché non c’era più ordine, perché fra mafiosi, gangster e poliziotti non c’è più differenza e con la mano faceva il gesto: «tutti uguali», gli uni come altri, tutti mischiati. Indicava le mostrine di un ufficiale e diceva: «Mafia; no normal». «Democracy?» si domandava retoricamente e si rispondeva: «No normal. Popolo russo ha bisogno di dittatore. Grande dittatore per Russia è normal. Stalin per Russia è normal». Non credo lo dicesse solo perché Stalin era, come lui, un georgiano. Lo diceva perché con il fallimento del comunismo e la caduta dell’Impero sovietico, la gente come lui non sa in che cosa sperare, non vede attorno a sé nessuno di grande cui affidare la propria sorte.
Dalla Cina di Mao all’India di Gandhi e alla Cambogia di Pol Pot, tutti gli esperimenti di autarchia, di sviluppo non capitalista, con caratteristiche nazionali, sono falliti. I più per giunta, facendo milioni di vittime.

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